venerdì 17 gennaio 2014

Vita da cani

Io ho un cane. Scelgo la parola "ho" perché lo posseggo. E' mio secondo la legge e l'anagrafe, ed è mio perché lui fa quello che dico io. Non è libero. Non ha libero arbitrio. Se io decido che si dorme, si dorme. Se io decido che si mangia, si mangia. Se io decido che si esce, si esce.
Nessun cane è libero. Forse i randagi.
Trovo ingenuo e a volte stupido pensare che un cane possa essere libero, libero dalle catene, libero dai guinzagli. Nel momento stesso in cui viene agganciato il guinzaglio si ha la prova lampante che i cani NON sono liberi, e mai lo saranno.
E' così che deve essere, è così che è.
E' giusto: pensate ad un mondo in cui i cani sono DAVVERO liberi.
Senza controllo da parte del proprietario, senza guinzagli, senza regole.
Ora state pensando "che bello sarebbe, finalmente free animali e free ammiocuggino", ma cambiate idea in un secondo se trovate un cane libero davanti a vostro figlio di 2 anni.
Si fa presto a fare i libertini con i figli degli altri.
Perciò sono (ma oramai non più, sono assuefatto) sbalordito dal numero di ignoranti che se ne va "in giro" per Facebook a professare l'amore universale tra cani e padroni di cani, la libertà per i nostri amici pelosi, l'unione di tanti cuoricioni tutti insieme contro la violenza sugli amati BFF(Best Friends Forever).
I cani sono animali, non surrogati di figli mai avuti per mancanza di:

A Partner che vi sopporti
B Capacità minime in materia di responsabilità
C Sterilità irreversibile
D Idiozia

I cani sono cani.
Piantatela con sta stronzata del cappottino, non hanno freddo.
Piantatela con sta stronzata della dieta a cibi sani, vegani, omogeneizzati, puttanate varie.
Piantatela con le acconciature ridicole, la zampicure, lo shampoo appositamente creato per i nostri amici quadrupedi e i profumi per cani.
Piantatela con l'ostinazione a non voler castrare il povero Rufus che così passa la vita perennemente arrapato e impossibilitato a scopare.
Piantatela di maltrattare i vostri cani.
QUESTI sono maltrattamenti.

Non il calcetto dato per richiamarlo all'ordine.
Non alzare la voce per impedirgli di comportarsi nel modo sbagliato.
Non colpirlo (piano) per inculcargli un meccanismo ripetitivo.
Non trattarlo da cane, facendolo mangiare in garage e dormire per terra.

Non si sta parlando di maltrattamenti criminali, quelli sono un altro paio di maniche.
Chi pesta, uccide, tortura, sevizia, brucia, squarta, lancia, investe, picchia, calcia, scopa i cani deve solo essere massacrato di botte, ma non facciamo confusione.

Un cane NON è un bambino.
Un cane NON va trattato come un bambino.

Sei animalista? Bravo.
Essere animalista, però, non comprende essere scemi.
Usa il cervello, ragiona.
Se decidi di essere vegano, fallo.
Ma il tuo povero cane che colpa ha? Tu DECIDI che deve essere vegano anche lui.
Visto? I cani non sono liberi.

Sei un coglione palestrato con la fissa per la rissa? Bravo.
Essere un idiota, però, non comprende...no aspetta, essere scemi lo comprende.
Beh comunque se decidi di fare a pugni fallo, ma non insegnare al tuo cane l'aggressività.

Insegnagli la territorialità, che tanto conosce già, ma non insegnargli come sbranare la gente o gli altri cani.

Insomma, io amo gli animali e specialmente i cani, come è ovvio che sia, ma anche quando si tratta di cani cerco di usare il raziocinio. Questo sconosciuto.
Possiamo discutere giorni e giorni sui più svariati argomenti legati al maltrattamento animale: la sperimentazione scientifica, la caccia, la cucina orientale a base di Fufi e quant'altro.
Discutiamone. Però discutiamo anche del perché si usano gli animali per sperimentare i farmaci (naturalmente NON TUTTE le sperimentazioni hanno senso e non sto dalla parte di chi tortura le cavie), del perché vi indignate per i cacciatori ma i pescatori nessuno li sgrida, del perché macelliamo milioni di mucche e maiali (e cavalli e conigli e polli e buoi e tacchini e vitelli e piccioni e fagiani e pecore e capre e vai così) ogni anno ma se in cina mangiano un cane gridate alla disumanità.

Sempre dalla parte degli animali, ma anche dell'intelligenza.
Essere animalisti non significa rompere il cazzo su questioni idiote, ma ragionare sul destino degli animali e avere un quadro logico completo.
Piagnucolare per "quei poveri cavallini" non serve a nulla.

I cani NON sono bambini.
I cani sono intelligenti, ma mai quanto gli esseri umani.
I cani NON sono liberi.
Ma noi siamo liberi di scegliere l'intelligenza.







martedì 14 gennaio 2014

Vecchi e abbandonati

Vi capiterà di certo, prima o poi, di diventare vecchi.
Dimenticherete le cose, sarete meno agili, potrete mangiare solo budini, non vedrete più un cazzo e vi cresceranno peli in parti del corpo che non sapevate nemmeno di avere. Soprattutto le sopracciglia diventeranno enormi.
Per qualche tempo, all'inizio, non ve ne accorgerete nemmeno.
Continuerete ad andare in bici a fare la spesa, a pulire casa, a cucinare la cena, a guardare un film in tv.
Un giorno, però, comincerete a cadere dalla bici, senza motivo apparente, anche da fermi.
Non saprete più quando è stata l'ultima volta che avete dato lo straccio.
Lascerete andare a male la carne nel frigo e marcire i pomodori.
Vi addormenterete davanti alla tv. Ma non quando sarete stanchi. Sempre.

La vostra vita cambierà radicalmente e non ve ne sarete nemmeno accorti.

Verrà il momento in cui non potrete più vivere da soli. Non sarete più in grado di pulirvi il culo.
Non riuscirete più a fare le maledette scale. Non saprete più distinguere 10 euro da 10.000 lire.
E allora sarà ora di andare in ospizio.

Dovete sapere che ci sono diversi tipi di "ospizio":
l'RSA, ovvero Residenza Sanitaria Assistenziale, la Casa Famiglia, la Casa di Riposo, il Centro Diurno.
Ognuno di questi generalmente è gestito da privati, consorzi, cooperative.
In cui lavorano badanti, educatori, oss, infermieri, medici, assistenti sociali, ecc...
E forse qualcuno di voi è qui elencato.
L'RSA, di cui ho esperienza diretta come parente di una paziente, tratta gli anziani.
I vecchi.
Vecchi che non hanno altro da fare che stare.
Stanno a letto, stanno a sedere, stanno.
Certo, che cavolo dovrebbero fare tutto il giorno? Alcuni centri hanno l'animazione, ma non tutti.
Questo può anche essere comprensibile.
Meno comprensibile è l'atteggiamento del personale.

Per mia esperienza, ho visto infermieri e personale assistenziale demotivati, assuefatti alla routine e a volte sgarbati. Senza cattiveria, davvero, ma rudi.
Affermo che sono demotivati e assuefatti perché, malgrado la presenza dei parenti, queste persone sono sgarbate senza pudore.
Cioè non sono sgarbate solo quando i parenti non vedono, lo sono in generale durante il turno di lavoro, proprio come se oramai fosse prassi esserlo, non ci fosse nulla di sbagliato.
Sono arrivato a sentire frasi come "Fa (il vecchio in questione) come gli diciamo e basta, se non gli va bene tanto cosa fa?"
Oppure la sempreverde (e direttamente al vecchio): "Aspetta un pò lì, non possiamo starti sempre dietro, quando abbiamo tempo arriviamo".

A me non me ne frega niente della fatica del tipo di lavoro, della situazione ripetitiva e stressante di 20 vecchi che si lamentano in continuazione, dal fatto di avere a che fare 12 ore al giorno con corpi disabitati a cui bisogna pulire il culo. A me frega che i parenti pagano 1200 euro per parcheggiare il proprio vecchio in queste strutture. E faccio una cifra generica, ma può essere anche più alta.
E per 1200 euro al mese io pretendo che il mio vecchio venga trattato coi guanti.
Non quelli di lattice, quelli metaforici che stanno ad indicare una cura ed un rispetto dovuti a persone che sono vecchie ma non sono stupide. E pagano fior di quattrini per l'assistenza.
Osservare inermi la sacca della flebo vuota per 2 ore è avvilente, ed umiliante quando alla giusta richiesta di rimozione si viene redarguiti di avere pazienza, ché l'infermiere fa il suo giro e quando passa passa.
Passa subito, se necessario.
Ci vuole davvero poco per essere bravi nel proprio lavoro.
Basta non dimenticare di essere umani e di avere lo stesso destino di quei vecchi.
Un giorno un infermiere disattento ti tratterà con noncuranza come tu hai fatto da giovane.
Lamentati.
Questi lavori sono davvero estenuanti e faticosi, ma essere vecchi lo è di più.
Guardate negli occhi i vostri vecchi, seduti nel salottino spoglio dell'ospizio con gli occhi persi nel vuoto.
Ecco, in quegli occhi potrete leggere la disperazione di chi vuole farla finita di questa vita inutile, potrete leggere la speranza che manchi poco, potrete leggere la domanda "quanto ci vorrà ancora?".
Essere umani è un lavoro faticoso, ma necessario in questi ambienti.
Diventare più umani si può.
Diventate più umani.
Invecchiare non è male, è essere vecchi che fa schifo.

Invecchiate con orgoglio.
Ma non diventate mai vecchi.




lunedì 6 gennaio 2014

Polemica a vanvera

Polemizzare ha antiche origini.
Dio creò Adamo e già quello si lamentava di avere gli attrezzi ma non sapere come usarli.
Dio, stufo delle polemiche, creò la donna.
Condannando l'uomo a subire polemica per il resto dell'eternità.
Nell'antica Grecia polemizzavano tutti, ognuno a suo modo, da Platone ad Aristotele, passando per Socrate.
Che pur di polemizzare mandò a puttane il suo processo e si fece condannare a morte.
In epoca Romana, Cassio polemizzò con Cesare per non esser stato nominato console.
Dato che Cesare se ne batteva delle lamentele di Cassio, questi decise di metter su un allegro squadrone della morte e infilzare il noto dittatore.
Si narra al grido di "così impari!".
Ai giorni nostri esistono interi palinsesti che fondano la loro programmazione su programmi dove la gente discute.
Programmi politici, calcistici, culinari, di canto, finti tribunali mediatici e assurdi pomeriggi pseudo-giornalistici.
In questo caso, però, la polemica è usata contro essa stessa: giunoniche conduttrici dalla discutibile cultura polemizzano contro questo e quello, scatenando polemiche contro le polemiche, e creando un vortice inarrestabile si stronzate inaudibili.

Beh, chi si esprime usando come strumento la polemica generalmente lo fa, a differenza di questi esempi di scarsa evoluzione umana, per sollevare dibattiti.
Discutere le opinioni e le idee altrui è un modo per riflettere e ragionare su questioni che possono sembrare banali e di poca importanza, ma che in realtà non lo sono.
Mettere in dubbio la veridicità delle fonti, l'esattezza dei contenuti, la ragionevolezza delle posizioni è un esercizio che sviluppa il senso critico, che accende quelle zone buie e piene di borseggiatori e ubriaconi che sono, alle volte, settori del cervello delle persone.
Stimola l'intelletto, sprona il pensiero, schiaffeggia sulle chiappe quella biondona gnocca ma stupida che si impossessa delle brune con gli occhiali che dovrebbero essere intelligenti, ma davanti alla tv si rincoglioniscono di brutto.
Polemizzare innalza se stessi sopra la mucchia di boccaloni, creduloni, ignoranti e retorici che annaspano sperduti nei mari di Facebook e del world wide web in generale.

Attenzione, però: polemizzare non significa automaticamente essere superiori.
Esistono polemiche sterili, polemiche controproducenti, polemiche diffamanti.
La polemica è un'arte.
Si impara giorno per giorno, prima vomitando a occhi chiusi sentenze casuali su bersagli sorteggiati, poi piano piano prendendo la mira.
Sia sul nemico che sull'argomento.

Eh sì, perché "polemica" significa "attinente alla guerra" (se non ci credete controllate su Wikipedia) e quindi il bersaglio della polemica è l'avversario, il nemico.
Non si fa polemica su argomenti che si ritengono sensati.
Si usa la polemica per mettere in discussione affermazioni che ci irritano, ci infastidiscono, oppure per attaccare comportamenti che ci rendono la giornata difficile, come lo stronzo che all'incrocio con 3 corsie sbarella come una biglia sparata fuori da un flipper (no, non il simpatico delfino) in corto circuito (no, non il film con il tenero robottino), mentre mette la freccia nella strada a senso unico con svolta obbligata a destra.

Insomma, con il giusto allenamento potrete riuscire a polemizzare anche mentre descrivete come si può usare la polemica nella vita di tutti i giorni.
Vi detesteranno, vi chiameranno "odiosi", "permalosi", "stupidi", "intolleranti".
Non lasciatevi intimorire.
Compito del polemico è anche resistere indomito a tali nomenclature e riuscire a costruirci sopra un'altra bella polemica.

E sarete dei pro quando saprete polemizzare, e soprattutto vorrete farlo, su uno stupido blog dal titolo "La Polemica di Dalmo".


Dalmo.